Si celebra oggi 14 marzo in tutto il mondo la Giornata mondiale del rene, voluta dall’International Society of Nephrology e l’International Federation of Kidney per sensibilizzare l’opinione pubblica sul crescente carico di malattie renali in tutto il mondo e sulla necessità di strategie per la prevenzione e la gestione delle malattie renali.

FORME CRONICHE E ACUTE

La malattia renale cronica, che negli ultimi anni ha visto una crescita esponenziale tanto da essere stata riconosciuta dall’Oms come un problema di salute pubblica globale, colpisce circa del 10% della popolazione generale (fino al 40% degli anziani) ed è una delle prime cause di morte in Italia, dove è al primo posto tra le malattie croniche per rilevanza epidemiologica, gravità e invalidità, peso assistenziale ed economico. In più, chi soffre di deficit renale ha maggiori possibilità di sviluppare patologie concomitanti (cardio-vascolari, polmonari, perfino infettive).

Nel mondo, è la sesta causa di morte, con circa 2,4 milioni di vittime ogni anno, mentre le forme acute (Aki) sono responsabili di 1,7 milioni di decessi. Queste ultime possono essere causate da molte condizioni, come la disidratazione, l’uso di alcuni farmaci, l’esposizione a sostanze tossiche, infezioni importanti e interventi chirurgici. «È opportuno che le malattie renali siano sotto la lente delle patologie acute e croniche, un passaggio che passa in maniera obbligata attraverso la conoscenza, la consapevolezza e la prevenzione per tutti» sottolinea il dottor Luca Di Lullo, responsabile scientifico del Congresso Cardionefrologia 2019 in corso fino a oggi a Roma.

«In particolare, il tema di quest’anno del World Kidney Day invita tutti a sostenere misure concrete in ogni paese per migliorare la salute renale come incoraggiare e adottare stili di vita salutari (accesso all’acqua pulita, esercizio fisico, alimentazione sana, controllo del tabagismo). Molti tipi di malattie renali, infatti, possono essere prevenute, ritardate e/o tenute sotto controllo quando sono adottate misure di prevenzione adeguate».

IL RENE E LA MALATTIA RENALE

Il rene si occupa dell’eliminazione di alcuni prodotti del metabolismo, della regolazione dei liquidi corporei e della produzione di alcuni ormoni. In caso di riduzione della funzione renale, tutte queste funzioni rallentano a discapito della fisiologica depurazione dell’organismo, dell’equilibrio del volume e composizione dei fluidi corporei e della capacità endocrina del rene.

I campanelli d’allarme che devono spingerci ad un consulto medico sono cambiamenti nella minzione (urinare di frequente, tracce ematiche nelle urine), gonfiore negli arti e nel volto a causa della ritenzione idrica, eruzioni cutanee e prurito ma anche nausea tutti disturbi dovuti alle scorie in circolo nel sangue e non smaltite dai reni. Dal congresso di Cardionefrologia, fanno sapere che «lo screening di popolazioni a rischio e la diagnosi precoce consentono non solo di prevenire o ritardare le malattie renali allo stadio terminale ma anche di ridurre il pesantissimo carico di invalidità e mortalità che ne discende».

LA SINDROME CARDIORENALI

Al centro del congresso di Roma, però, è la relazione tra cuore e rene che è il fulcro di processo fisiopatologici importanti attualmente allo studio di clinici e ricercatori. «Questi due organi comunicano fittamente e il danno ad uno dei due ha delle conseguenze sul funzionamento dell’altro» spiega Claudio Ronco, responsabile della nefrologia dell’ospedale San Bortolo di Vicenza e presidente della neonata Associazione italiana di cardionefrologia «Il 40% dei pazienti con scompenso cardiaco ha un’insufficienza renale cronica progressiva, mentre un qualunque grado di insufficienza renale è presente nel 45-63% dei soggetti con insufficienza cardiaca. Cardiologi e nefrologi devono collaborare insieme per il bene del paziente».

GIOVANI: L’ALCOL E LE PROTEINE

Un appello lanciato dai nefrologi in questa giornata è rivolto ai giovani. «Le diete iperproteiche e i prodotti usati per aumentare la massa muscolare sono un’abitudine dannosa: il rene si affatica dall’eccesso di proteine e a lungo termine ciò può portare a un danno cronico» spiega il dottor Ronco «Una dieta equilibrata serve anche per evitare danni al cuore, ai vasi e al rene».

Ma ancora più diffuso è il problema costituito dal consumo di alcol. Il fenomeno del binge drinking, come sottolinea il Ministero della Salute nella relazione annuale al Parlamento, interessa circa 8,6 milioni di italiani che hanno una modalità di bere a rischio. Nel 2017 riguardava il 17% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. «L’eccesso di bevande alcoliche, specialmente consumate in quantità è un noto fattore di rischio di insufficienza renale» spiega Di Lullo «E il danno può facilmente diventare cronico anche in considerazione del fatto che le malattie renali sono silenti sino agli stadi più gravi. Negli ultimi anni abbiamo assistito a casi di giovanissimi per i quali è stata necessaria la dialisi per contrastare gli effetti di tossicità acuta delle bevande alcoliche. Oltre ai più noti effetti sul fegato il consumo di alcol sia acuto che cronico può compromettere la funzione dei reni che non riescono più a regolare la quantità di fluidi ed elettroliti nell’organismo».

VISITE GRATUITE

Un presidio di nefrologi volontari sarà presente dalle 10 alle 16, a Piazza del Popolo a Roma , supportati dalla Croce Rossa Italiana. La popolazione sarà invitata ad un controllo della funzionalità renale di base: analisi delle urine mediante stick, consulto con il nefrologo e misurazione della pressione arteriosa costituiranno il primo passo, salvo essere indirizzati ad una ecografia renale nel caso in cui i nefrologi individuino un particolare sospetto diagnostico.

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