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Mantenere il proprio cervello in salute significherebbe prevenire, o ritardare, la comparsa di malattie neurodegenerative dal devastante peso umano ed economico. È questo il messaggio che i neurologi italiani della Società italiana di neurologia lanciano in occasione della Settimana mondiale del cervello, coordinata dalla European Dana Alliance for the Brain in Europa e dalla Dana Alliance for Brain Initiatives negli Stati Uniti. «Proteggi il tuo cervello» è l’appello scelto per le celebrazioni di quest’anno.

Le malattie del sistema nervoso centrale, acute e neurodegenerative, come ictus, Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, ma anche epilessia, emicrania e disturbi del sonno, colpiscono un numero crescente di persone, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione. Secondo l’Oms, colpiscono ben 1 miliardo di persone nel mondo.

Una sana alimentazione, una costante attività fisica, l’abbandono del fumo e del consumo di alcol, la pratica di attività cognitive impegnative e stimolanti: le evidenze scientifiche mostrano che sono queste le buone mosse da compiere per abbattere al massimo il rischio di sviluppare queste malattie. Tutto ciò agisce sul cervello sia in modo indiretto, contribuendo ad abbassare il rischio cardiovascolare, sia diretto, attraverso meccanismi che si stanno iniziando a scoprire.

«Si pensi che politiche nazionali di prevenzione in questo senso potrebbero portare a riduzione di 30% dei casi di Alzheimer» ha affermato il professor Gianluigi Mancardi, presidente della Sin, in occasione della conferenza stampa di presentazione della Settimana del Cervello. E per il benessere del nostro cervello, anche il sonno è importante.

«La mancanza di sonno ha un significativo impatto sulla salute dell’individuo, sia a breve sia a lungo termine. Scarsa attenzione, disturbi della memoria e dell’apprendimento sono le conseguenze a breve termine di una non corretta qualità del sonno - Giuseppe Plazzi, Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’Università di Bologna- Quanto a quelle a lungo termine, uno studio sperimentale del 2019, pubblicato su Nature, evidenzia come la frammentazione del sonno, provocata da risvegli notturni, faciliti la formazione di placche arteriosclerotiche».

I numerosi eventi in programma questa settimana sono elencati qui.