Tonsille e adenoidi: operare o non operare? Spesso il ricorso al trattamento chirurgico di rimozione non è necessario ma, al contrario, con la tonsillectomia si priva il bambino di un tessuto linfatico che svolge una funzione immunitaria e difende il tratto respiratorio e digestivo da infezioni dovute ad agenti esterni.

Secondo uno studio apparso sulla rivista British Journal of General Practice, ben 7 interventi di tonsillectomia su 8 non sono necessari. Lo mostra un’analisi condotta dall’Università di Birmingham sulle cartelle cliniche elettroniche di oltre 1,6 milioni di bambini nel Regno Unito tra il 2005 e il 2016, la maggior parte degli oltre 18mila che sono stati sottoposti a tonsillectomia non aveva in realtà indicazioni all’intervento. Solo in 2.144 bambini, quindi nell’11,7% del totale, l’intervento era giustificato dalla condizione di salute. I ricercatori sottolineano anche le conseguenze economiche del non seguire le linee guida: ogni anno nel Regno Unito 32.500 bambini vengono sottoposti per un costo complessivo di 36,9milioni di sterline a carico del servizio sanitario nazionale britannico NHS.

Le linee guida. Quando è necessario procedere alla rimozione chirurgica? «Secondo le linee guida, è candidabile all’intervento che soffre di tonsilliti acute gravi ricorrenti, più di sette documentate in un anno, oppure cinque in due anni consecutivi o tre episodi in tre anni consecutivi. Si interviene, invece, subito in presenza di complicanze come ascessi tonsillari» ci spiega Franco Trabalzini, responsabile del reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, specializzato in otorinolaringoiatria e neurochirurgia, grande esperto di patologie complesse dell’orecchio e delle strutture nervose correlate.

Il primario ricorda che queste indicazioni sono, a meno di aggiornamenti, quelle degli anni Ottanta (Paradise, 1984). Ma la sensazione è che siano sempre più rispettate e che oggi si intervenga in chi ne ha davvero bisogno, anche grazie al lavoro di comunicazione eseguito dalle varie società scientifiche di otorinolaringoiatria per la loro diffusione anche tra i medici sul territorio. Il numero di interventi si abbatterebbe notevolmente se si intervenisse solo seguendo le linee guida; ma spesso la chirurgia sembra la soluzione più rapida e definitiva.

Intervenire solo se necessario

Secondo uno studio pubblicato su Jama Otolaryngology Head Neck Surgery, condotto su un milione e duecentomila bambini danesi nati tra il 1979 e il 1999, la rimozione da bambini di tonsille e adenoidi comporta, da adulti, un rischio più alto di infezioni e malattie respiratorie. «Una volta tolte, tonsille e adenoidi non svolgono più la loro funzione e, comunque, la rimozione è un intervento chirurgico e come tale non esente da rischi» spiega Franco Trabalzini. «Prima di intervenire, dobbiamo sempre valutare il costo-beneficio. Il bravo chirurgo è colui che sa “come”, “quando” ma soprattutto “quando non” operare».

Qualità del sonno

Pensiamo alle adenoidi, tessuto linfatico nella faringe, il cui ingrossamento è frequente nei bambini: il problema che esse causano è prevalentemente di tipo ostruttivo. I genitori lamentano difficoltà respiratorie nel bambino ma, se una volta si toglievano tonsille e adenoidi abbastanza facilmente, oggi prima di intervenire bisogna valutare l’esistenza di un problema, verificare che non si risolva spontaneamente e neppure con i farmaci e bisogna misurarlo oggettivamente.

«Per quanto riguarda i disturbi nel sonno, al Meyer abbiamo un team multidisciplinare ed eseguiamo su tutti i pazienti la pulsossimetria, un facile esame che è ormai entrato nella routine clinica e ci permette di individuare eventuali apnee nel sonno, stabilirne la gravità e decidere quindi il da farsi» dice Franco Trabalzini che invita i colleghi medici tutti, otorinolaringoiatri, chirurghi e pediatri, a parlare con i genitori e a spiegare loro quando non serve operare, rassicurandoli sul fatto che in età prescolare certi disturbi, come le infezioni alla gola, sono frequenti e non richiedono la chirurgia.

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