Agli ausili monouso ad assorbenza, i cosiddetti «pannoloni», ricorrono oltre 4,5 milioni di italiani che soffrono di incontinenza urinaria . Ma i pazienti che ricevono questa fornitura (gratuita) dal Servizio Sanitario Nazionale sono poco più di un milione. Un problema dovuto a una gestione - come sempre, nel caso della sanità italiana - parcellizzata su base regionale che determina una squilibrata gestione dei fondi. L’assistenza sanitaria nazionale, nel complesso, fornisce circa i due terzi degli ausili necessari. Ma la loro differente qualità, dovuta a investimenti che variano da Regione a Regione, se non da Asl ad Asl, obbliga spesso anche chi riceve questi supporti (peraltro con modalità differenti: ritiro in farmacia o consegna a casa, di solito ogni tre mesi) a integrare le scorte attingendo ai propri risparmi.

Più scelta per i pazienti

Per venire a capo di questo rebus - oggi lo Stato spende oltre 355 milioni di euro l’anno per fornire i pannoloni a 1,15 milioni di pazienti - la proposta giunge dal Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale (Cergas) dell’Università Bocconi di Milano. Una sorta di «bonus pannolone» che prende spunto da un modello che in realtà in Piemonte è già presente, con l’obiettivo di azzerare le disuguaglianze, garantendo ai cittadini appropriatezza e accesso ad un sistema che cerca di rispondere ai singoli bisogni dei pazienti.

Il progetto prevede l’erogazione omogenea in tutte le Regioni, a spesa pubblica complessiva invariata, di un bonus compreso (a seconda della gravità dell’incontinenza) tra 9 e 56 euro: utilizzabile mensilmente attraverso la tessera sanitaria. Se la cifra non dovesse essere sufficiente, è prevista la possibilità di integrare la fornitura a un prezzo più vantaggioso, grazie a un accordo tra fornitori e Servizio Sanitario Nazionale che consentirà alle famiglie risparmi fino al trenta per cento.

Il modello proposto prevede dunque una pluralità di fornitori accreditati per la qualità del prodotto offerto. Così il paziente non avrà più a disposizione un solo prodotto, definito in base a gare d’appalto che alla luce del sistema attuale selezionano i prodotti in base al prezzo più basso. Ma un’ampia gamma di ausili, che potrà scegliere (a seconda della modalità di distribuzione variabile da una regione all’altra) con l’aiuto di un tutor, farmacista o infermiere o attraverso una piattaforma web.

Vantaggi per lo Stato e per i pazienti

Con questo sistema - è il parere di Francesco Longo, membro del comitato scientifico del Centro di ricerca sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale dell’Università Bocconi e coordinatore del progetto - «ci guadagnerebbero tutti».

Il Servizio Sanitario perché, senza spendere di più, potrà personalizzare le forniture, integrarle con quelle che i pazienti acquistano privatamente e monitorare la spesa per questi ausili per decidere se e quando estendere la copertura a un numero maggiore di pazienti. Le aziende, che si adopereranno per fornire la massima qualità a prezzi più bassi pur di farsi scegliere. Ma soprattutto i pazienti, che «potranno avere libertà di scelta e un servizio personalizzato, più semplice ed equo», conclude Longo.

Col nuovo modello, il cittadino avrebbe anche la possibilità di cambiare marca nella fornitura successiva qualora non fosse soddisfatto della scelta iniziale. Al momento l’iter burocratico per avere accesso agli assorbenti prevede la visita specialistica. Tocca all’urologo o al geriatra, visto che il problema riguarda perlopiù gli anziani, formulare la diagnosi di incontinenza, specificare il grado di gravità e indicare il fabbisogno di ausili assorbenti.

Ogni Asl, in base alla prescrizione dello specialista, autorizza la fornitura per la durata massima di un anno, poi rinnovabile, e dispone la consegna degli ausili in farmacia o a domicilio.

L’esempio del Piemonte come modello

Il modello proposto su scala nazionale si ispira a quello già in vigore nel Piemonte, dove esiste già la classificazione dei pazienti e l’associazione a un tetto di spesa differenziato. «A ciascun avente diritto è assegnato un budget all’interno della propria classe di gravità: attualmente compreso tra 8,45 e 47,16 euro - afferma Silvia Ferro, del settore assistenza farmaceutica, integrativa e protesica della Regione -. Così riusciamo a garantire un sistema omogeneo con chiare e più semplici procedure prescrittive e di erogazione, che vedono al centro la figura del medico di famiglia».

Alle origini del problema

L’incontinenza urinaria, cioè una disfunzione del basso apparato urinario, è una malattia che può originare da cause differenti, ma in ogni caso interessa soprattutto le donne. I motivi della predisposizione sono da ricercare nella conformazione anatomica genitale femminile.

La gravidanza e il parto sono poi da considerare come due fattori di rischio perché facilitano gli stiramenti dei legamenti di sostegno della vescica. Anche gli ormoni possono svolgere un ruolo perché hanno un’azione trofica e di mantenimento del tono della muscolatura dell’intera area pelvica.

Nelle forme più gravi e più complesse, come nei pazienti affetti da patologie neurologiche, l’incontinenza urinaria rappresenta l’espressione clinica di una grave disfunzione. L’inquadramento non è sempre facile, poiché esistono diversi tipi di incontinenza a ciascuno dei quali si associano diverse opzioni di cura: la riabilitazione, la terapia farmacologica, la terapia chirurgica che prevede un’ampia serie di interventi dipendenti dalle manifestazioni cliniche, dalla gravità e dall’intensità della problematica.

Twitter @fabioditodaro

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