Dopo un periodo di paure e incertezze scatta la voglia di staccare la spina. Un potente e prepotente bisogno di vacanza accompagna le nostre ricerche di case, di mete a chilometro e contagio zero, di riposo e di terre dell’altrove. Si inizia ad accarezzare prima con la fantasia e poi a piedi nudi quella spiaggia o quella campagna, sino a giungere finalmente a destinazione. Dopo un anno di duro lavoro e corsa ad ostacoli contro il tempo e il virus, la coppia provata e stanca va in vacanza con una valigia carica di aspettative di riposo e divertimento, di natura e movimento, di intimità e sessualità. Insomma, aspettative di recupero. Di cuore, di corpo e di coppia.

Quando la coppia va in vacanza

La coppia in vacanza cambia le sue abitudini, tende a rallentare e ad ascoltarsi, vive in una condizione a termine di sospensione dalla realtà, di cui dovrebbe beneficiare.

Entrambi i partner hanno bisogno di riposare, di incontrarsi ancora e di scaldare l’intimità con il profumo di salsedine e lo sguardo sognante fronte tramonto. Niente iper connessioni, niente stress, e tante (sin troppe) aspettative. Il viaggio, in realtà, non incarna soltanto una meta vacanziera, ma anche una meta interiore e di coppia. Un viaggio alla scoperta di nuovi paesaggi inesplorati dell’eros eroso dalle abitudini, dalle trappole del quotidiano e dagli alibi sessuali.

Alcuni coniugi sperano di trovare o di ritrovare in viaggio l’intimità smarrita, di sanare quel confitto, di trovare le parole per dirlo - quando sono ammalati di silenzi e di astio - di ritagliarsi, finalmente, uno spazio-tempo di qualità per la sessualità senza un telefono che squilla e un figlio che chiama.

L’erotismo interrotto dallo squillo del telefono

La sessualità in vacanza, il più delle volte, assume un significato riparativo. Serve per sanare le quotidiane criticità, per compensare quelle sere durante le quali il sonno prende il sopravvento e la stanchezza uccide ogni barlume di erotismo.

Non sempre, però, la realtà si sintonizza con le aspettative della coppia in vacanza.

Come spesso accade, i bilanci post-vacanza possono anche non essere positivi e le aspettative disattese. Esiste, quasi sempre, un divario tra idealità - quello che i partner hanno immaginato e sognato per la loro vacanza - e realtà, quello che poi hanno realmente vissuto. Un altro aspetto da non sottostimare è la coesistenza difficoltosa tra l’individualità, i desideri del singolo, e la dimensione della coppia o della famiglia in vacanza.

In quest’ultimo caso i bambini con le loro esigenze e abitudini condizionano la vacanza che diventa a misura di bambino tra secchielli, palette e parchi gioco. La coppia appende al chiodo l’eros, e la sessualità viene del tutto trascurata.

Quando una coppia senza figli va in vacanza, solitamente, è mossa da motivazioni che vanno ben oltre la necessità di riposo.

Il viaggio è metafora di un cambiamento, anche se a termine, così unitamente alla curiosità verso la meta vacanziera scelta, i partner hanno necessità di scoprire parti psichiche nuove che emergono proprio perché lontani dalla routine quotidiana.

In vacanza si fa strada il desiderio di conoscere il partner anche in quei luoghi: turistici, dell’anima e dell’eros. Luoghi altri rispetto al tempo della routine.

Sessualità in vacanza o vacanza dalla sessualità?

Quando tutto finalmente rallenta i partner possono dedicarsi l’uno all’altro senza dover pensare alle incombenze del quotidiano, alle cose da dover fare e a quelle a cui dover pensare.

In questo clima di riposo e di balsamo per la stanchezza arretrata il desiderio sessuale, in linea di principio, dovrebbe rifiorire.

Il rapporto tra sessualità e vacanza, tra aspettative salvazionistiche e tempo ritrovato è complesso e controverso; non tutti vivono la vacanza con leggerezza e spensieratezza, e non tutte le coppie recuperano in sessualità sopita o smarrita.

Ogni coppia, formata da due individui con le loro diversità, prepara la valigia a modo proprio. C’è chi mette in valigia sé stesso, i propri desideri, le preoccupazioni e ansie negate e tacitate durante l’anno lavorativo, unitamente al bisogno cocente di ritemprarsi. Chi, invece, mette in valigia la dimensione di coppia e la fantasia di fare il pieno di intimità e sessualità per i futuri periodi di carestia di tempo di qualità.

I single, solitamente, sperano nell’amore o nelle avventure estive. Nel colpo di fulmine a ciel sereno. In quell’incontro, o incontri, che da parco giochi della sessualità possa trasformarsi in qualcosa di più da riportare a casa dopo le vacanze appena trascorse, unitamente alla tintarella, al buon umore e al riposo.

Anche in questo caso bisogna effettuare un distinguo tra chi è single e chi è solo, per scelta o per necessita. In questo ultimo caso la vacanza non ripara le ferite del cuore, non trasforma i timidi in spavaldi, gli introversi in estroversi, i sessualmente impacciati in latin lover, ma sgombra il campo da alibi e corsa contro il tempo.

La vacanza, luogo dove il tempo rallenta e la mente cede il posto al cuore e ai sensi, è un vero amplificatore di tutto. Di felicità e di infelicità. Di desiderio e di calo del desiderio. Non ci sono più scuse, la cefalea viene lasciata a casa, la sveglia non suona e non traumatizza nessun risveglio, nessun capo inquina le giornate e l’umore con le sue email. Tutto si ferma. Tutto tace, parlano i sensi.

Quando una coppia è in crisi e va in ferie con un bagaglio di astio e acredine, non sarà il tramonto o il mare cristallino a riaccendere il desiderio sessuale e a sanare le pregresse mareggiate amorose. Una coppia collerica e conflittuale da gennaio a dicembre quando attraversa il mare piatto di agosto non diventa, magicamente, empatica ed eroticamente felice soltanto perché in ferie.

Il lavoro, o il super lavoro, li ha aiutati a mettere la polvere del malcontento sotto il tappeto del non detto, per giungere in prossimità delle vacanze anestetizzati dalla fatica. Quando una coppia non affronta quello che non funziona durante il quotidiano, non è pensabile che la vacanza possa fungere da terapia di coppia amatoriale e da benzina per far divampare la passione.

I partner non imparano, soltanto perché in vacanza, il gioco della seduzione e della manutenzione del legame d’amore. Non sanno come danzare in maniera seduttiva verso l’altro, non utilizzano le conversazioni tentatrici e audaci, non si baciano e si accarezzano (con le mani e con le parole), non si scambiano caldi sorrisi e sguardi eloquenti perché in riva al mare. La seduzione e l’erotismo non si accendono, o riaccendono, perché la coppia si trova sotto lo stesso l’ombrelline, nonostante la dimensione vacanziera inviti all’intimità.

Un discorso a parte va fatto per la coppia-famiglia. Quando la coppia è già diventata famiglia fa fatica ad andare in vacanza davvero. Le valigie dei più piccoli sono faticose e scrupolose, i genitori non si rilassano mai del tutto, e la sessualità, solitamente, può diventare la grande assente, lasciando i partner a un destino di astinenza forzata.

Talvolta la presenza dei bambini - così come accade quando sostano a lungo nel lettone genitoriale -, può diventare un alibi sessuale. Quando in vacanza ci sono anche i bambini, soprattutto quando sono piccoli e da accudire, la coppia sessualmente infelice viene sollevata dalla responsabilità di compiacere il loro sogno recondito di intimità.

Il tragitto del desiderio sessuale: dalla panchina alla vacanza

Il tempo della vacanza è un tempo circoscritto da suddividere in riposo e divertimento, in attesa delle prossime ferie o brevi fughe lavorative. Diventa chimerico cercare di suddividere equamente il tempo della vacanza nel tempo del riposo, del divertimento, delle escursioni e trovare anche uno spazio-tempo per la vita intima e sessuale. È possibile riaccendere il desiderio in vacanza, ma il suo ritorno dalla panchina dove era stato parcheggiato, per più di un motivo, deve essere accompagnato dalla salute della coppia stessa: fisica, psichica e relazionale. Se l’erotismo scivola nell’ambito del dovere e viene traslocato nella dimensione dell’obbligatorietà da dimensione vacanziera, ansia, colpa e affanno diventano anti-afrodisiaci di comprovata efficacia.

Le coppie in vacanza vorrebbero sperimentare nuove terre dell'eros, oltre a quelle vacanziere, quando questo non accade, il ritorno dalla vacanza diventa il tempo del bilancio.

Durante tutto l’anno, in assenza di crisi coniugali importati, quindi prima, durante e dopo le vacanze, bisognerebbe coltivare la dimensione del gioco e del legame.

C’è sempre un “luogo” dell’altro che i partner non hanno ancora esplorato; qualcosa dell’altro ancora da scoprire, da amare, da conoscere. Coltivare il gioco e l’arte di andare in vacanza pur lavorando diventa la strada maestra per un erotismo che scalda i sensi e rinsalda la coppia.

*Valeria Randone è psicologa, specialista in sessuologia clinica, a Catania e Roma. www.valeriarandone.it

Dopo un periodo di paure e incertezze scatta la voglia di staccare la spina. Un potente e prepotente bisogno di vacanza accompagna le nostre ricerche di case, di mete a chilometro e contagio zero, di riposo e di terre dell’altrove. Si inizia ad accarezzare prima con la fantasia e poi a piedi nudi quella spiaggia o quella campagna, sino a giungere finalmente a destinazione. Dopo un anno di duro lavoro e corsa ad ostacoli contro il tempo e il virus, la coppia provata e stanca va in vacanza con una valigia carica di aspettative di riposo e divertimento, di natura e movimento, di intimità e sessualità. Insomma, aspettative di recupero. Di cuore, di corpo e di coppia.

Quando la coppia va in vacanza

La coppia in vacanza cambia le sue abitudini, tende a rallentare e ad ascoltarsi, vive in una condizione a termine di sospensione dalla realtà, di cui dovrebbe beneficiare.

Entrambi i partner hanno bisogno di riposare, di incontrarsi ancora e di scaldare l’intimità con il profumo di salsedine e lo sguardo sognante fronte tramonto. Niente iper connessioni, niente stress, e tante (sin troppe) aspettative. Il viaggio, in realtà, non incarna soltanto una meta vacanziera, ma anche una meta interiore e di coppia. Un viaggio alla scoperta di nuovi paesaggi inesplorati dell’eros eroso dalle abitudini, dalle trappole del quotidiano e dagli alibi sessuali.

Alcuni coniugi sperano di trovare o di ritrovare in viaggio l’intimità smarrita, di sanare quel confitto, di trovare le parole per dirlo - quando sono ammalati di silenzi e di astio - di ritagliarsi, finalmente, uno spazio-tempo di qualità per la sessualità senza un telefono che squilla e un figlio che chiama.

L’erotismo interrotto dallo squillo del telefono

La sessualità in vacanza, il più delle volte, assume un significato riparativo. Serve per sanare le quotidiane criticità, per compensare quelle sere durante le quali il sonno prende il sopravvento e la stanchezza uccide ogni barlume di erotismo.

Non sempre, però, la realtà si sintonizza con le aspettative della coppia in vacanza.

Come spesso accade, i bilanci post-vacanza possono anche non essere positivi e le aspettative disattese. Esiste, quasi sempre, un divario tra idealità - quello che i partner hanno immaginato e sognato per la loro vacanza - e realtà, quello che poi hanno realmente vissuto. Un altro aspetto da non sottostimare è la coesistenza difficoltosa tra l’individualità, i desideri del singolo, e la dimensione della coppia o della famiglia in vacanza.

In quest’ultimo caso i bambini con le loro esigenze e abitudini condizionano la vacanza che diventa a misura di bambino tra secchielli, palette e parchi gioco. La coppia appende al chiodo l’eros, e la sessualità viene del tutto trascurata.

Quando una coppia senza figli va in vacanza, solitamente, è mossa da motivazioni che vanno ben oltre la necessità di riposo.

Il viaggio è metafora di un cambiamento, anche se a termine, così unitamente alla curiosità verso la meta vacanziera scelta, i partner hanno necessità di scoprire parti psichiche nuove che emergono proprio perché lontani dalla routine quotidiana.

In vacanza si fa strada il desiderio di conoscere il partner anche in quei luoghi: turistici, dell’anima e dell’eros. Luoghi altri rispetto al tempo della routine.

Sessualità in vacanza o vacanza dalla sessualità?

Quando tutto finalmente rallenta i partner possono dedicarsi l’uno all’altro senza dover pensare alle incombenze del quotidiano, alle cose da dover fare e a quelle a cui dover pensare.

In questo clima di riposo e di balsamo per la stanchezza arretrata il desiderio sessuale, in linea di principio, dovrebbe rifiorire.

Il rapporto tra sessualità e vacanza, tra aspettative salvazionistiche e tempo ritrovato è complesso e controverso; non tutti vivono la vacanza con leggerezza e spensieratezza, e non tutte le coppie recuperano in sessualità sopita o smarrita.

Ogni coppia, formata da due individui con le loro diversità, prepara la valigia a modo proprio. C’è chi mette in valigia sé stesso, i propri desideri, le preoccupazioni e ansie negate e tacitate durante l’anno lavorativo, unitamente al bisogno cocente di ritemprarsi. Chi, invece, mette in valigia la dimensione di coppia e la fantasia di fare il pieno di intimità e sessualità per i futuri periodi di carestia di tempo di qualità.

I single, solitamente, sperano nell’amore o nelle avventure estive. Nel colpo di fulmine a ciel sereno. In quell’incontro, o incontri, che da parco giochi della sessualità possa trasformarsi in qualcosa di più da riportare a casa dopo le vacanze appena trascorse, unitamente alla tintarella, al buon umore e al riposo.

Anche in questo caso bisogna effettuare un distinguo tra chi è single e chi è solo, per scelta o per necessita. In questo ultimo caso la vacanza non ripara le ferite del cuore, non trasforma i timidi in spavaldi, gli introversi in estroversi, i sessualmente impacciati in latin lover, ma sgombra il campo da alibi e corsa contro il tempo.

La vacanza, luogo dove il tempo rallenta e la mente cede il posto al cuore e ai sensi, è un vero amplificatore di tutto. Di felicità e di infelicità. Di desiderio e di calo del desiderio. Non ci sono più scuse, la cefalea viene lasciata a casa, la sveglia non suona e non traumatizza nessun risveglio, nessun capo inquina le giornate e l’umore con le sue email. Tutto si ferma. Tutto tace, parlano i sensi.

Quando una coppia è in crisi e va in ferie con un bagaglio di astio e acredine, non sarà il tramonto o il mare cristallino a riaccendere il desiderio sessuale e a sanare le pregresse mareggiate amorose. Una coppia collerica e conflittuale da gennaio a dicembre quando attraversa il mare piatto di agosto non diventa, magicamente, empatica ed eroticamente felice soltanto perché in ferie.

Il lavoro, o il super lavoro, li ha aiutati a mettere la polvere del malcontento sotto il tappeto del non detto, per giungere in prossimità delle vacanze anestetizzati dalla fatica. Quando una coppia non affronta quello che non funziona durante il quotidiano, non è pensabile che la vacanza possa fungere da terapia di coppia amatoriale e da benzina per far divampare la passione.

I partner non imparano, soltanto perché in vacanza, il gioco della seduzione e della manutenzione del legame d’amore. Non sanno come danzare in maniera seduttiva verso l’altro, non utilizzano le conversazioni tentatrici e audaci, non si baciano e si accarezzano (con le mani e con le parole), non si scambiano caldi sorrisi e sguardi eloquenti perché in riva al mare. La seduzione e l’erotismo non si accendono, o riaccendono, perché la coppia si trova sotto lo stesso l’ombrelline, nonostante la dimensione vacanziera inviti all’intimità.

Un discorso a parte va fatto per la coppia-famiglia. Quando la coppia è già diventata famiglia fa fatica ad andare in vacanza davvero. Le valigie dei più piccoli sono faticose e scrupolose, i genitori non si rilassano mai del tutto, e la sessualità, solitamente, può diventare la grande assente, lasciando i partner a un destino di astinenza forzata.

Talvolta la presenza dei bambini - così come accade quando sostano a lungo nel lettone genitoriale -, può diventare un alibi sessuale. Quando in vacanza ci sono anche i bambini, soprattutto quando sono piccoli e da accudire, la coppia sessualmente infelice viene sollevata dalla responsabilità di compiacere il loro sogno recondito di intimità.

Il tragitto del desiderio sessuale: dalla panchina alla vacanza

Il tempo della vacanza è un tempo circoscritto da suddividere in riposo e divertimento, in attesa delle prossime ferie o brevi fughe lavorative. Diventa chimerico cercare di suddividere equamente il tempo della vacanza nel tempo del riposo, del divertimento, delle escursioni e trovare anche uno spazio-tempo per la vita intima e sessuale. È possibile riaccendere il desiderio in vacanza, ma il suo ritorno dalla panchina dove era stato parcheggiato, per più di un motivo, deve essere accompagnato dalla salute della coppia stessa: fisica, psichica e relazionale. Se l’erotismo scivola nell’ambito del dovere e viene traslocato nella dimensione dell’obbligatorietà da dimensione vacanziera, ansia, colpa e affanno diventano anti-afrodisiaci di comprovata efficacia.

Le coppie in vacanza vorrebbero sperimentare nuove terre dell'eros, oltre a quelle vacanziere, quando questo non accade, il ritorno dalla vacanza diventa il tempo del bilancio.

Durante tutto l’anno, in assenza di crisi coniugali importati, quindi prima, durante e dopo le vacanze, bisognerebbe coltivare la dimensione del gioco e del legame.

C’è sempre un “luogo” dell’altro che i partner non hanno ancora esplorato; qualcosa dell’altro ancora da scoprire, da amare, da conoscere. Coltivare il gioco e l’arte di andare in vacanza pur lavorando diventa la strada maestra per un erotismo che scalda i sensi e rinsalda la coppia.

*Valeria Randone è psicologa, specialista in sessuologia clinica, a Catania e Roma. www.valeriarandone.it