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Parole o silenzio? Linguaggio sensuale, sessuato o mieloso? Imbarazzo o audacia lessicale? La vita intima si presta a svariate gradazioni emozionali e sensoriali. Uditive e sonore.

Ogni parola, detta o taciuta, è legata a doppia mandata al mondo inconscio e all’immaginario erotico dei protagonisti di quell’incontro. Al passato e al presente.

C’è chi ha necessità di parlare durante l’intimità - quel luogo intimo e inesplorato che sono le lenzuola -, e chi ha bisogno di silenzio assoluto per ascoltare il respiro, il corpo e il cuore. Proprio e del partner.

C’è anche chi, facendo la gimcana tra pudore e preconcetti, amerebbe parlare e ascoltare, ma è imbrigliato in un reticolo di falsi miti e tabù.

In questi casi, ogni fantasia si fa silenzio. E ogni parola viene inghiottita prima che diventi suono.

Un luogo comune associa le parole durante la sessualità a un rituale volgare da filmografia pornografica, come se le parole dovessero obbligatoriamente avere dei contenuti scurrili, aggressivi, o denigratori. Infarciti o meno di turpiloquio.

Per chi scegliesse di intraprendere la strada della parola, non è assolutamente necessario precipitare nel girone della volgarità; talvolta è sufficiente descrivere le emozioni e le sensazioni provate, arricchirle da possibili fantasie, per promuovere la voce a colonna sonora di quel momento.

Si tratta di parole che creano intimità, che infiammano i sensi e che infondono sicurezza e vicinanza, se sapientemente pronunciate.

Nel silenzio delle lenzuola, tra pudore e resistenze
La vita sessuale può essere torturata o abbellita dalle parole.

I partner possono addentrarsi nelle parole, abitarle o fruirne, oppure, evadere dai dialoghi imbarazzanti o volgari, esattamente come farebbero degli ergastolani da una galera.

Le parole hanno un grande potere, che dipende senza dubbio dal loro contenuto, ma anche dal tono di voce con cui vengono verbalizzate, e dal timbro che le accompagna.

Parlare sotto le lenzuola, se pur altamente afrodisiaco, per essere attuato necessita di una buona dose di empatia e di empatia sessuale tra i partner.

Una sorta di sessualità di secondo livello.

Due perfetti sconosciuti, per esempio, sono più propensi a imbattersi in una sessualità acrobatica, scevra da coinvolgimento e ad alta gradazione erotica, ma rimangono restii a profferire parola, prigionieri delle loro insicurezze.

Denudare l’immaginario necessita di una buona dose di rodaggio amoroso.

A prescindere dai contenuti - peccaminosi o avvolgenti, audaci o sdolcinati - aprire lo scrigno del proprio immaginario al partner, e farlo entrare tramite le parole, non è proprio facilissimo.

Le donne hanno una maggiore propensione a essere verbali, a utilizzare la voce e le parole come amplificatore emozionale; bisogno che risponde al senso più utilizzato nella sessualità: l’udito.

Parlare invita il partner a farlo a sua volta, in un gioco di parole e silenzi, sospiri e intimità.

Il contenuto verbale non è mai uguale per tutti, dipende dal contenuto dell’immaginario di quella coppia, oppure, nasce proprio grazie a quella coppia. Universo labirintico e sfaccettato.

Parlami, ho tante cose da dirti, il paradosso della comunicazione umana
La zona erogena più potente è il cervello, e le parole sono i ponti levatoi verso l’intimità.

L’udito è uno dei sensi più adoperati delle donne, ma poco in uso. Per timore, per pudore, per paura di essere giudicate audaci o spregiudicate. Il paradosso della comunicazione umana è chiedere all’altro una buona dose di parole, in corrispondenza di un bisogno massiccio di parlare con lui.

Utilizzare la vista durante la sessualità sembra del tutto naturale. Utilizzare il tatto, il gusto e l’olfatto, altrettanto. Quando si tratta invece di utilizzare l’udito, l’imbarazzo prende il posto dell’iniziativa. Il mutismo imperversa e investe il talamo e la coppia.

Le parole, per la coppia e nella coppia, sono un potente afrodisiaco, nonostante i frequentatori del silenzio sessuale sostengano che siano generatrici di grandi quote di imbarazzo.

Adoperarle con perizia, in maniera assolutamente consona al proprio vissuto e a quello del partner, diventa un potente afrodisiaco da utilizzare come una spezia su ogni pietanza.

Verbalizzare il desiderio. Le parole, un potente afrodisiaco, un’alternanza di contenuti e voce
All’interno di questo mondo sonoro, un ruolo decisivo è giocato dal tono della voce. Una parola può assumere significati diversi a seconda del modo in cui viene espressa.

A prescindere dal contenuto delle parole, è assolutamente indispensabile che le parole dette vengano pronunciate con una voce adeguata.

Non tutte le voci sono afrodisiache, alcune sono roche o sgraziate, altre fastidiose o stridule, altre ancora non hanno una dizione adeguata o un timbro avvolgente.

L’universo sonoro è un mondo decisamente affascinante, che parte da lontano. Un neonato, già in utero, viene abbracciato e cullato dal dondolio del liquido amniotico,

viene accarezzato dalle parole di chi lo tiene a bordo, regalandogli vibrazioni, ricordi sonori e coccole.

La voce rappresenta senza dubbio un caldo abbraccio, ancor di più se viene accompagnata da una gestualità sensuale.

La voce è l’emozione; è la seduzione che diventa parola. Ancor di più sotto le lenzuola può sedurre, può curare o accarezzare, e diventare terapia per una sessualità un po’ sopita.

La verbalizzazione del desiderio, ossia l’amore e il desiderio tradotti o anticipati in parole, concretizza un elisir di lunga vita per la sessualità, che altrimenti precipiterebbe in un baratro di noia e fisicità.

Travasare su una pagina di carta, desueta ma efficace, o su un foglio word parole e pensieri, emozioni e desideri, diventa una strategia per nutrire il desiderio sessuale e per evitare che il tempo e le abitudini lo possano impolverare.

Un sms, una chat o una email ed il gioco è fatto: la parola scritta si incide a fuoco in chi scrive e in chi legge.

Un dialogo intimo è una danza tra parole, sguardi e silenzi.

Denudarsi con chi si ama, non fisicamente ma mentalmente, è sicuramente più erogeno e afrodisiaco di mille scollature.

*Valeria Randone è psicologo e sessuologo clinico a Catania e Roma www.valeriarandone.it

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