A cura del dr Marcello Romeo

Nell’organismo umano è presente un sistema molecolare fisiologico, molto conservato durante l’evoluzione, costituito da diversi gruppi di proteine, i chaperoni molecolari, che sono responsabili del mantenimento dell’omeostasi cellulare, in particolare per ciò che concerne la difesa delle cellule da vari tipi di stress (fisico, chimico, biologico, etc.).

La determinazione della presenza di mutazioni geniche o dei livelli sierici di queste proteine può avere una utilità diagnostica e prognostica in diverse malattie come ad esempio i tumori. Alcuni studi hanno dimostrato il ruolo importante della Hsp60, uno chaperone molecolare di estrema importanza per la sopravvivenza delle cellule, coinvolto nella patogenesi di diverse malattie degenerative, autoimmuni e tumorali. In particolare, alcuni studi attribuiscono a questa proteina un ruolo nella patogenesi delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino. L’Hsp60, anche chiamata chaperonina 60, è generalmente descritta come uno chaperone intramitocondriale.

Tuttavia, l’Hsp60 può accumularsi nel citosol a seguito sia del suo rilascio dal mitocondrio sia della iperespressione del gene. Entrambi gli eventi, non mutuamente esclusivi, si verificano come conseguenza di vari tipi di stress cellulare. Inoltre, la presenza dell’Hsp60 nella membrana cellulare, così come all’interno di vescicole, indica che questa chaperonina può essere secreta nello spazio extracellulare, da dove può raggiungere anche il torrente ematico. In particolare, l’Hsp60 può essere secreta da sola o legata ad altre molecole e, all’esterno della cellula, è in grado di svolgere funzioni complesse, quali ad esempio l’attivazione o la modulazione della risposta immune. Il coinvolgimento dell’Hsp60 nella patogenesi di entrambe le forme di IBD (malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa), sebbene fosse stato già postulato in passato, è stato confermato solo di recente. È noto come entrambe le forme di IBD rappresentino una condizione di elevato rischio per lo sviluppo del carcinoma colo-rettale.

Analogamente a quanto osservato nelle lesioni pre-neoplastiche, anche nella mucosa dei soggetti con IBD i livelli di Hsp60 sono aumentati rispetto alla mucosa di soggetti normali. L’aumento dell’Hsp60 nella mucosa infiammata potrebbe essere dovuto a una reazione aspecifica della mucosa allo stress a cui è sottoposta a seguito dei fenomeni di ristruzione e rimodellamento. Alcuni studi dimostrano come la supplementazione probiotica combinata con mesalazina non solo è più efficace nel migliorare la sintomatologia del paziente affetto da rettocolite ulcerosa ma riduce in maniera significativa anche i livelli di Hsp60 nella mucosa, rispetto al trattamento con sola mesalazina. Questi risultati, pertanto, confermano l’importanza dell’assunzione integrata di specifici ceppi probiotici selezionati per contrastare attivamente i processi infiammatori cronici dell’intestino.