L'albinismo è un'anomalia ereditaria consistente nella deficienza di pigmentazione melaninica nella pelle, nell'iride e nella coroide, nei peli e nei capelli.

Descrizione

L'albinismo è un fenotipo recessivo e pertanto si manifesta in individui nati dall'incrocio di due genitori entrambi albini o eterozigoti.
Coloro che sono affetti da albinismo possono subire danni esponendosi alla luce solare (eliofobia) e sovente mostrano problemi visivi.
L'albinismo è frequente non solo negli esseri umani, ma in numerosi mammiferi, pesci, uccelli, rettili e si verifica persino nei petali, nelle foglie e nei frutti di piante e fiori.
Classificazione

Numerosi geni sono stati associati all'albinismo, spesso collegati all'enzima tirosinasi (che è associato all'albinismo oculo-cutaneo).

L'albinismo totale è piuttosto raro ed è caratterizzato da pelle bianchissima, capelli quasi bianchi o giallo paglierino di consistenza setosa, occhi grigio-bluastri.
Nell'albinismo parziale, relativamente più frequente, la mancanza di pigmentazione è di solito limitata a piccole zone come un ciuffo di capelli, una zona cutanea, o a uno solo degli occhi.
L'albinismo oculo-cutaneo riguarda tutto il corpo e si manifesta all'incirca in un neonato su 35000.
L'albinismo oculare (dove manca il pigmento nella retina, per questo spesso hanno meno diottrie) si manifesta in un neonato su 15000
E' importante dare una definizione di Albinismo, al fine di comprendere la differenza tra il vero Albinismo e gli altri disordini che presentano nel loro fenotipo una condizione clinica di ipopigmentazione, o generalizzata (Sindrome di Griscelli) o localizzata (Piebaldismo e Sindromi di Waardenburg), senza coinvolgimento oculare.

La sindrome Hermansky-Pudlak è una forma di albinismo causato da un singolo gene. Si può verificare con un disturbo della coagulazione, ma anche con malattie ai polmoni intestinali. Altre malattie complesse possono portare a perdita di colore solo in una certa area (albinismo localizzato).

 Queste condizioni comprendono:
- Sindrome di Chediak-Higashi (mancanza di colore su tutta la pelle, ma non completa);
- Sclerosi tuberosa (piccole aree senza colorazione della pelle);
- Sindrome di Waardenburg (rimane bianca solo una parte dei capelli e non si colorano una o entrambe le iridi).

Il termine Albinismo è usato per definire anomalie genetiche, caratterizzate da una riduzione congenita della sintesi della melanina, associata a determinati cambiamenti oculari, che sono il risultato di una ridotta quantità di melanina durante lo sviluppo dell'occhio. I melanociti sono normali in numero e struttura, variano invece il grado di melanizzazione o le dimensioni dei melanosomi. Il termine Albinismo Oculocutaneo (OCA) distingue le condizioni caratterizzate da ridotta sintesi di melanina nella cute, nei capelli, nei peli e negli occhi, con grado variabile di melanizzazione, mentre il termine Albinismo Oculare (OA) distingue quella caratterizzata da una ridotta sintesi di melanina fondamentalmente nell'epitelio pigmentato della retina, con presenza di macromelanosomi in tutti i tessuti interessati.

I cambiamenti oculari, di entità variabile e non tutti sempre presenti, si ritrovano in entrambe le forme di Albinismo. Il Fenotipo Albinotico presenta un' eterogeneità clinica molto estesa, con manifestazioni cutanee ed oculari che non sono, in generale, né essenziali, né specifiche dell'Albinismo. Sembra possa considerarsi caratteristica specifica dell'Albinismo, indipendentemente dal genotipo e dal fenotipo, il solo misrouting ottico.

Fenotipo pigmentario albinotico. La cute si presenta normale da un punto di vista anatomico-funzionale; cambia solo il colore, che copre uno spettro pigmentario estremamente ampio, in relazione al quale varia la risposta della cute al sole, ossia l'entità dello schermo di protezione naturale. I capelli hanno una normale struttura anatomica, varia solo il colore: dal bianco alle diverse tonalità di biondo e di marrone. Il colore dell'iride (stoma irideo) varia dal blu/grigio opaco al verde/verde nocciola al marrone/marrone chiaro. Fenotipo oftalmologico albinotico. Quando ad un' ipopigmentazione iridea stromale si aggiunge un'ipopigmentazione dell'epitelio pigmentato dell'iride (IPE), il risultato è una trasparenza di grado variabile: un' iride blu, ma opaca, non è albinotica; un' iride blu e trasparente può essere albinotica; un iride con aree di trasparenza non è necessariamente albinotica.

 L'iride delle femmine portatrici di OA1, presenta, nell'80-90% dei casi, aree di trasparenza. Un iride trasparente permette alla luce dispersa di entrare e alla luce riflessa dalla retina di uscire, causando ipersensibilità patologica alla luce: fotofobia.La funzione diaframmatica dell'iride non è compromessa. La retina albinotica si presenta rosa/rossastra: la sua trasparenza, determinata dalla riduzione/assenza di melanina nell'epitelio pigmentato della retina, rende visibili i vasi sanguigni corioidei sottostanti. La retina delle femmine portatrici di OA1 X-linked mostra, nell'80-90% dei casi, i "segni del portatore": depigmentazione irregolare del fondo oculare. La fovea albinotica è ipoplastica, causando la riduzione dell'acuità visiva, non correggibile con l'uso di lenti. Non viene intaccata la visione dei colori, che, nell'albinismo, risulta normale..

Le fibre nervose della retina temporale, giunte a livello del chiasma ottico, decussano, in gran parte, e si proiettano al nucleo genicolato controlaterale, determinando una disorganizzazione e frammentazione del modello laminare dei nuclei genicolati dorso-laterali (LGNs) ed una disorganizzazione delle proiezioni dirette da questi nuclei alla corteccia visiva. Non si ha, di conseguenza sovrapposizione dei campi visivi, con riduzione della funzione binoculare, necessaria per la visone spaziale (stereoscopica), che risulta quindi ridotta o assente. Il nistagmo congenito è un movimento orizzontale involontario degli occhi che compromette la qualità della visione. Di tipo pendolare o a scatti, è a volte associato ad un "ciondolare del capo" o ad una "inclinazione del capo", che sono in grado di ridurre l'entità del movimento oculare, migliorando, di conseguenza, l'acuità visiva. Presente in quasi tutti gli albini, si manifesta, di solito, nei primi tre mesi di vita. Lo strabismo alternante consiste nella soppressione, intermittente ed alternante, della visione in ogni occhio. Con deviazioni sia verticali che orizzontali, non sviluppa ambliopia e non richiede generalmente (se non per motivi estetici), correzione chirurgica. Frequente è la presenza di miopia o ipermetropia e astigmatismo, errori di rifrazione, determinati dalla forma anomala dell'occhio, assunta nel tentativo di migliorare la qualità dell'immagine sulla retina.Genotipo albinotico. L'eterogeneità fenotipica è associata ad eterogeneità genica e ad eterogeneità allelica. I geni della pigmentazione, finora associati all'Albinismo, sono 14. L'individuazione di soggetti clinicamente albini in cui non è stata rilevata alcuna mutazione in nessuno dei geni noti essere associati all'albinismo, porta a supporre la presenza di mutazioni in regioni regolative o introniche, non ancora esplorate, degli stessi, o l'esistenza di altri geni, non ancora noti, associati a tale fenotipo.

Cos'è e come si manifesta l'albinismo oculare di tipo 1:

L'albinismo oculare di tipo 1 è una malattia genetica che colpisce esclusivamente gli occhi ed è caratterizzata da una alterata distribuzione del pigmento melanina nell'occhio. La melanina serve a proteggere gli occhi dalla luce ed è indispensabile per il corretto funzionamento dell'occhio. La malattia si manifesta con riduzione della vista, ipersensibilità alla luce, movimenti incontrollati dell'occhio (nistagmo), strabismo.

Come si trasmette l'albinismo oculare di tipo 1:

La malattia si trasmette con modalità recessiva legata all'X, per cui solo i maschi la presentano, mentre le femmine sono portatrici sane. In alcuni casi le donne portatrici possono tuttavia manifestare sintomi, anche se in misura minore rispetto ai maschi affetti. A ogni gravidanza, una donna portatrice presenta un rischio del 50% di generare un figlio maschio affetto dalla malattia e un rischio del 50% di generare una figlia a sua volta portatrice. Finora è stato identificato un unico gene coinvolto – quando alterato – con l'insorgenza di questa condizione: il gene OA1, localizzato appunto sul cromosoma X.
Come avviene la diagnosi dell'albinismo oculare di tipo 1:

La diagnosi si basa sull'osservazione di caratteristiche cliniche e sulla storia familiare e può essere confermata dall'analisi genetica, con ricerca di mutazioni a carico del gene OA1. Se è noto di quale mutazione sia portatrice una donna è possibile, in caso di gravidanza, effettuare la diagnosi prenatale.

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per l'albinismo oculare di tipo 1:

Non esiste una terapia risolutiva, ma si possono ottenere buoni risultati nel miglioramento della vista con il ricorso a lenti e ad ****** ottici.

ALBINISMO OCULOCUTANEO 1A o OCA1A
Gli individui con OCA, il classico OCA tirosinasi-negativo, non hanno sintesi di melanina a livello di cute, capelli e occhi, in nessun momento della vita, presentando un fenotipo caratteristico. Nascono con i capelli e pelle bianchi, e con gli occhi blu, e non subiscono alcuna modificazione con l'età. In questi tessuti non si sviluppa mai melanina. Il fenotipo è lo stesso in tutti i gruppi etnici e in tutte le età. Con il tempo, i capelli possono assumere una colorazione più intensa del bianco trasparente o del giallo chiaro, ma ciò è dovuto alla denaturazione delle proteine del capello legata all'esposizione al sole o all'uso di diversi shampoo. Le iridi sono trasparenti; appaiono rosa in infanzia e spesso virano al blu-grigio col tempo. Non si sviluppano lesioni pigmentate della cute, anche se possono essere presenti nevi amelanotici.

ALBINISMO OCULOCUTANEO 1B o OCA1B
L'originale fenotipo dell'OCA1B fu definito albinismo giallo per via del colore dei capelli degli individui affetti. La maggior parte dei pazienti con OCA1B alla nascita ha pochissimo o nessun pigmento e nasce con i capelli bianchi. Nella prima o seconda decade di vita, essi sviluppano una certa quantità di melanina nei capelli e nella cute. In alcuni casi, la melanina si sviluppa entro il primo anno di vita o anche nei primi mesi di vita. Il colore dei capelli cambia dal bianco al giallo chiaro, al biondo chiaro e alla fine può virare al biondo scuro o al bruno in adolescenza o in età adulta. Rispetto al biondo pallido o al giallo chiaro di molti soggetti con OCA2, il biondo dell'OCA1B ha una tipica tonalità dorata. Le iridi possono sviluppare pigmento visibile marrone rossiccio o bruno, talvolta limitato al terzo interno dell'iride, mentre, quando l'occhio è blu, il pigmento può essere visibile alla transilluminazione oculare. Col tempo possono svilupparsi nevi ed efelidi pigmentate (melanotiche) o rosee (amelanotiche) sulle aree esposte.

ALBINISMO OCULOCUTANEO 2 O OCA2 (albinismo oculocutaneo legato al gene P)
Da tempo sono stati descritti soggetti con albinismo che presentavano capelli e occhi pigmentati, soprattutto tra le popolazioni africane ed afro-americane, ma non sono stati ben caratterizzati. La prima intuizione che l'OCA potesse essere suddiviso in tipi diversi è stata fornita dal test di incubazione del bulbo pilifero. Come criterio generale che aiuta a distinguere l'OCA2 dall'OCA1, i soggetti con OCA2 hanno un po' di pigmento nei capelli alla nascita e negli occhi alla nascita o nel primo periodo di vita. Il pigmento dei capelli può essere difficile da distinguere in un bambino con pochi capelli, e potrebbe non essere possibile distinguere tra capelli veramente bianchi e capelli gialli/biondi molto chiari senza tagliare un capello per osservarne il colore su uno sfondo scuro.

Come per l'OCA1B, possono svilupparsi lesioni localizzate pigmentate della cute (nevi, efelidi e lentiggini), spesso sulle zone esposte al sole, ma di solito non c'è abbronzatura. Alla nascita, nei soggetti caucasici, i capelli possono essere molto debolmente pigmentati, assumendo un colore giallo o biondo chiaro, o più pigmentati, biondo deciso, biondo dorato o anche rossi. Il normale ritardo nella maturazione del pigmento e l'assenza di capelli in molti bambini nordeuropei con pigmentazione normale possono rendere difficoltoso distinguere un OCA1 da un OCA2 dei primi mesi di vita; la cute è bianca, non mostra pigmentazione generalizzata e di solito non si abbronza con l'esposizione al sole. L'iride è blu-grigia o debolmente pigmentata, e il grado di trasparenza alla transilluminazione oculare correla con la quantità di pigmento presente nell'iride. Con il tempo, dopo ripetute esposizioni al sole, nelle aree esposte si possono osservare nevi pigmentati ed efelidi arboriformi pigmentate. I capelli, nei caucasici, possono lentamente scurirsi durante i primi due decenni di vita, o più tardi. Il classico fenotipo dell'OCA tirosinasi-positivo ha una espressione tipica nei soggetti afroamericani o africani, che può essere, in parte, il risultato di una singola mutazione di delezione comune a molte zone dell'Africa Sub-Sahariana. I capelli sono gialli, e tali restano per tutta la vita, sebbene si possano scurire. Lo sviluppo di lesioni pigmentate ben demarcate, di solito nelle zone esposte al sole, può riflettere una suscettibilità genetica separata, in quanto queste lesioni si sviluppano solo in alcune famiglie e non in altre.

Un altro tipo di OCA, chiamato 'OCA bruno' è stato descritto nelle popolazioni africane e afroamericane: la quantità di eumelanina nella cute e nei capelli è ridotta, ma non assente. I soggetti africani o afroamericani con 'OCA bruno' hanno cute e capelli marrone chiaro e iridi il cui colore varia dal grigio al bruno rossiccio.

ALBINISMO OCULOCUTANEO 3 o OCA3 (albinismo oculocutaneo legato al gene TYRP1)
L'albinismo oculocutaneo rosso è stato ora classificato come OCA3 e questo tipo di OCA è solo parzialmente caratterizzato. Individui con OCA con capelli rossi e pigmento cutaneo marrone rossastro sono stati descritti in Africa e in Nuova Guinea, ma la descrizione clinica non è completa, sono disponibili pochi dati biochimici e un simile fenotipo non è stato identificato e descritto tra la popolazione degli Stati Uniti. I casi sono descritti dalla letteratura come albinismo 'rosso', 'rossastro' o 'giallo'. Il fenotipo dell'OCA3 in individui sudafricani comprende cute rossa o bruno-rossastra, capelli fulvi o rossastri, e iridi nocciola o blu. Non sempre sono presenti tutte le manifestazioni oculari dell'albinismo, infatti molti pazienti non hanno iridi trasparenti, nistagmo, strabismo o ipoplasia della fovea.

ALBINISMO OCULARE o OA1 (albinismo oculare recessivo legato all'X)
L'OA1, noto anche come OA tipo Nettleship-Falls, presenta un'ereditarietà recessiva legata all'X. I maschi affetti di razza caucasica mostrano un colore delle iridi che può variare dal blu al marrone con una variabile trasparenza alla transilluminazione del globo oculare, e presentano tutte le alterazioni oculari tipiche dell'albinismo. Nei maschi afroamericani, l'iride è di solito marrone e non è trasparente. Le cute e i capelli dei maschi caucasici e giapponesi con OA1 è normalmente pigmentata, mentre molti soggetti afroamericani possono presentare macchie sparse ipopigmentate (C. Scriver et al., The Metabolic and Molecular Bases of Inherited Disease, Eighth Edition).Storia naturale
Una corretta valutazione e gestione dei pazienti con albinismo è il punto critico per la loro normale crescita e sviluppo. I pazienti affetti hanno solo l'ipopigmentazione e le alterazioni oculari associate; non ci sono alterazioni nelle altre funzioni cerebrali e, per la precisione, il ritardo mentale non fa parte dei segni dell'albinismo: nei bambini e negli adulti con ritardo di sviluppo o ritardo mentale, va presa in considerata un'altra spiegazione. Altri problemi medici sono stati descritti in associazione con i vari tipi di albinismo, ma per la maggior parte di questi si tratta di cosegregazione di due condizioni in una famiglia (C. Scriver et al., The Metabolic and Molecular Bases of Inherited Disease, Eighth Edition).
<A name=idmenu40>Eziologia

I melanociti rappresentano una sottopopolazione relativamente piccola di cellule, eppure sono gli esclusivi responsabili della produzione di melanina, che determina la pigmentazione visibile di cute, capelli e occhi. La normale pigmentazione richiede, durante lo sviluppo, molti passaggi critici e si è visto che un gran numero di geni è coinvolto in questo processo, sia direttamente che indirettamente. Mutazioni in molti di questi geni provocano condizioni cliniche di ipopigmentazione, così come di albinismo e di piebaldismo.
Due sono i diversi tipi di melanina essere prodotti dai melanociti: una è chiamata eumelanina, ed è nera e/o bruna, e una feomelanina, ed è gialla e/o rossa.
La famiglia genica delle tirosinasi al momento attuale conta tre membri: la tirosinasi (TYR), la proteina 1 legata alla tirosinasi (TYRP1, nota anche come TRP1 e gp75) e la proteina 2 legata alla tirosinasi (DCT, nota anche come TRP2, TYRP2 e Tyrp2). Tutti i tre i geni codificano per proteine con una sequenza aminoacidica simile, ma che legano differenti cationi metallici divalenti. Le proteine prodotte da questi tre loci sono coinvolte nel complesso multicomponente melanogenico nel melanosoma.
Il locus della tirosinasi (TYR) è stato mappato nel cromosoma 11q14-21. Il locus della TYRP1 è stato mappato nel cromosoma 9p23. Il locus della DCT è stato mappato nel cromosoma 13q31-32.

L'OCA1 è prodotto da una mutazione del gene per la tirosinasi, ed è distinto in due sottotipi in base alla quantità e al tipo di attività enzimatica residua. Alleli mutanti associati con attività tirosinasica assente producono l'OCA1A (il classico albinismo oculocutaneo tirosinasi-negativo). Alleli mutanti associati con una qualche attività residua producono l'OCA1B, che presenta un ampio spettro di manifestazioni fenotipiche. Sono state identificate numerose mutazioni a carico del gene per la tirosinasi nell'OCA1. Attualmente, sono state descritte 88 mutazioni del gene per la tirosinasi (57 missense, 13 nonsense, 15 mutazioni frameshift, 2 mutazioni splice-site e una delezione del gene intero) associate con l'OCA1. La maggior parte di queste mutazioni si riscontra in soggetti caucasici, ma sono state identificate mutazioni esclusive di altri gruppi razziali.
Il fenotipo dell'OCA1B è prodotto da una mutazione che esita in una attività enzimatica residua piuttosto che in una totale assenza di attività. La variabilità nel fenotipo dell'OCA1 è ampia, da una quantità di pigmento cutaneo minima a una pigmentazione di cute e capelli quasi normale.

L'OCA2 è prodotto da una mutazione del gene umano P, che è stato mappato nel cromosoma 15q11-12. La più frequente mutazione del gene P associata all'OCA2 è la delezione dell'esone 7. La variabilità nella presentazione fenotipica è ampia.
Anche l'OCA bruno risulta da una mutazione del gene P.

L'OCA3 (OCA rosso) è prodotto da una mutazione nel gene TYRP1. Il fenotipo associato con la mutazione del gene TYRP1 è divenuto evidente quando un altro tipo di OCA noto come ' OCA rosso' è stato mappato sul locus del gene TYPR1, nel cromosoma 9p, nella popolazione sudafricana. L'OCA rosso è ora classificato come OCA3 ed è stato caratterizzato solo parzialmente. I casi sono descritti in letteratura come albinismo rosso, o rossastro, o giallo.

L'albinismo oculare (OA1) è prodotto dal gene OA1 nel cromosoma Xp22. In questo albinismo, il pigmento cutaneo appare normale, ma i melanociti cutanei ed oculari contengono melanosomi giganti. Le femmine eterozigoti spesso presentano alterazioni dell'iride e della retina dovute a mosaicismo per inattivazione dell'X. Le mutazioni identificate nel gene OA1 comprendono 12 mutazioni missense, 1 mutazione nonsense, 4 mutazioni frameshift, una delezione di 3 paia di basi, 2 mutazioni splice-site e 14 delezioni ampie. I melanociti sono normali, nell'AO1, ma vi sono alterazioni a carico dei melanosomi (C. Scriver et al., The Metabolic and Molecular Bases of Inherited Disease, Eighth Edition

TERAPIA
L'unica ricerca sulla terapia dell'ALBINISMO riguarda la terapia genica:
La terapia genica potrebbe essere la soluzione per alcuni danni, come anomalie visive, strabismo e fotofobia, provocati dall'albinismo oculare, patologia dovuta a un difetto dello sviluppo della retina. Lo assicurano gli esperti dell'Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Napoli, che, guidati dal ricercatore Alberto Auricchio, hanno effettuato alcuni studi applicati al modello animale, pubblicati sulla rivista 'Molecular Therapy'.
''Introducendo nella retina di topi affetti dalla malattia la versione corretta del gene - spiega in una nota Auricchio - si migliora notevolmente la funzionalità retinica, in particolare l'adattamento al buio, e si aumenta il numero dei cosiddetti melanosomi. Essi sono degli organelli che, nelle cellule pigmentate della retina, contengono la melanina, la sostanza che colora pelle, capelli e occhi''.
Il gene responsabile dell'albinismo oculare di tipo I si chiama OA1 ed è stato identificato presso lo stesso Tigem nel 1995. L'OA1 produce una proteina che si trova sulla membrana dei melanosomi, la cui funzione è a tutt'oggi ignota. ''Studiare i topini malati di albinismo oculare di tipo I, a cui manca il gene OA1 - commenta l'esperto - è l'unico sistema disponibile al momento per individuare le cause della malattia genetica e testare eventuali strategie terapeutiche per una malattia finora senza cura''. Prossima tappa: testare l'efficacia, la tossicità e l'innocuità nella retina dell'uomo.